Piazza S. Agostino n. 21 - 01022 Bagnoregio (VT)     |     comune.bagnoregio.vt@legalmail.it     |     0761.780815/8
  • lang0

Dal Rinascimento ai giorni nostri

Alla fine del XV secolo, dopo la sanguinosa incursione di Carlo VIII in Italia e la fine delle lotte tra le varie fazioni per il dominio della città, si vanno consolidando le premesse per un futuro migliore. Ma ben presto gli statuti locali, che hanno garantito una certa libertà e giustizia, perdono gran parte del loro valore. Anche l'autorità del podestà cede il posto a quella dei rettori del Patrimonio, divenuti in alcuni casi veri e propri tiranni. E' per questo motivo che viene sollecitata presso la Santa Sede la nomina di un cardinale governatore di Bagnoregio, il quale deve garantire maggiore giustizia.
Alessandro VI, che per ben due volte si trova a passare da Bagnoregio (1493-1495), nomina quale governatore perpetuo il cardinale Bartolomeo Martini (1496), il primo di una lunga serie di cardinali governatori, che termina il 20 maggio 1612 con la morte del cardinale Gregorio Petrocchini.
Nel 1540, sotto il governatore cardinale Antonio Pucci, un ospite illustre, Papa Paolo III Farnese, visita la nostra città, accolto con grandi onori dalle massime autorità locali e dalla popolazione tutta.
Un altro cardinale governatore, Giovanni Girolamo Albani (1585-1591) ci lascia, quale perenne ricordo alla nostra città, la monumentale porta d'ingresso (Porta Albana), attribuita al valente artista orvietano Ippolito Scalza (nel 1906 è spostata di alcuni metri).
Nei secoli XVII e XVIII si consolida il potere dei Papi e non vi sono notevoli avvenimenti storici; le vicende di Bagnoregio si confondono con quelle dello Stato Pontificio. I soliti eventi calamitosi e passaggi di truppe contribuiscono a rendere più dura la vita della popolazione, che già soffre per la fame e le malattie.
Nel 1695 un terribile terremoto distrugge quasi interamente Bagnoregio e Civita, causando 32 morti e 40 feriti. In seguito a tale evento, nel 1699, il vescovo si trasferisce da Civita a Bagnoregio.
Nel 1744 le truppe spagnole, provenienti dall'Umbria, occupano Bagnoregio e si hanno furti, violenze, carestie ed epidemie.
Tra il 1783 e il 1786 il territorio di Bagnoregio e della Teverina è invaso dalle locuste che provocano una grave carestia con ripercussioni economiche ai Bagnoresi, per debiti contratti per la disinfestazione e per l'acquisto di generi alimentari.
La Rivoluzione francese porta anche in Italia quel vento di libertà che, nel 1798 (15 febbraio), determina la breve caduta del governo pontificio e al nascita della Repubblica Romana.
I Francesi, come in altri comuni, affidano il governo della citta ad un edile e piantano il cosiddetto <>. Confiscano i beni della Chiesa, disprezzano la religione cattolica e perseguitano il clero.
Caduta la Repubblica Romana, l'amministrazione della città è retta da un governo provvisorio capeggiato dal vescovo di Bagnoregio Cordella (2 luglio 1799).
Qualche anno dopo l'Europa è in mano a Napoleone che, fatto arrestare Pio VII (6 luglio 1809), occupa lo Stato Pontificio. Abolisce e riordina il patrimonio di San Pietro in Tuscia, istituendo il dipartimento del Tevere e il Circondariato di Viterbo, retto da un viceprefetto; sostituisce la magistratura comunale con un Maire. I Francesi, come fecero già nel 1798, sequestrano i beni della Chiesa (i conventi degli Agostiniani, dei Francescani e dei Cappuccini) e deportano alcuni sacerdoti Bagnoresi che si rifiutano di prestare il giuramento di fedeltà a Napoleone. Nel 1810 aboliscono perfino la diocesi di Bagnoregio ponendola alle dipendenze di quella di Montefiascone. Di fatto però essa rimane autonoma e amministrata dal vicario Francesco Corradini, nominato dal vescovo di Bagnoregio Cordella. Il 17 maggio 1814 cade il regime napoleonico, ed i Francesi si ritirano dallo Stato Pontificio; ritornano in patria i sacerdoti esiliati e si costituisce il nuovo consiglio comunale (2 luglio 1814).
Con i moti del 1831 alcune avanguardie, oltrepassati i confini dello Stato Pontificio, si spingono fino ad Acquapendente, S. Lorenzo e Castiglione in Teverina. Ma gli eventi risorgimentali più significativi che portano alla fuga di Pio IX e alla nascita della seconda Repubblica Romana, si hanno nel 1848. Anche a Bagnoregio incominciano che consentono di eleggere la nuova giunta comunale composta da Luigi Venturini, gonfaloniere, Vincenzo Gaddi, Nicola Mostarda, Cesare Vanazzottì e Pietro Andolfi, anziani.
Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, lo Stato Pontificio è ridotto al solo Lazio. I Cacciatori del Tevere, comandati dal col. Masi, occupano Orvieto, annettendola al Regno d'Italia (11 Settembre), poi liberano Montefiascone, Bagnoregio (18 Settembre) e infine Viterbo (26 Settembre).
Durante questo breve periodo, Bagnoregio è retta da un governo provvisorio presieduto da Vincenzo Gaddi, coadiuvato da Domenico-Alfonso Agosti e Giovanni Golini. Il 7 Novembre i Francesi rìoccupano la città e nella circostanza il presidente Gaddi tiene un comportamento eroico; si arrende solo davanti alle baionette spianate, dopo aver consegnato al nemico e affisso a Bagnoregio un documento di protesta.
Tra il 1860 e il 1870 Garibaldi e le Camicie Rosse operano il più consistente tentativo di occupare Roma, e Bagnoregio nel 1867 è teatro di una gloriosa anche se sfortunata operazione bellica.
Un primo gruppo di garibaldini, guidati da Giacomo Galliano e Girolamo Corsieri di Castiglione in Teverina, il 28 settembre 1867 passa il confine dello Stato Pontificio occupando Grotte S. Stefano e avanzando fino a Ronciglione. Da qui, dopo uno scontro con i pontifici, le Camicie Rosse si ritirano per ricongiungersi all'altro gruppo di volontari a Bagnoregio; nel frattempo altre bande di garibaldini occupano Acquapendente, Farnese ed Ischia. Nell'alto Viterbese, a San Lorenzo e Valentano si susseguono scontri e scaramucce a S. Lorenzo e Valentano, che culminano poi nella battaglia di Bagnoregio del 5 ottobre 1867. Il primo scontro avviene presso i ruderi del castello della Cervara e i volontari di Galliano si trovano ben presto circondati da forze avversarie soverchianti. Quando la loro guida, tale Luigi di Celleno, riporta l'ordine di ritirata non è più possibile sganciarsi dal nemico, solo parte dei soldati riesce a retrocedere; gli altri cadono o sono catturati. La battaglia, combattuta tra Poggio Scio (cimitero) e San Francesco, è favorevole ai pontìfici ed i garibaldini sono costretti ad abbandonare Bagnoregio lasciando sul terreno 13 morti, 57 feriti ed oltre 115 prigionieri. Nella cruenta battaglia perisce anche l'eroe garibaldino Giuseppe Scoponi di Castiglione in Teverina. Dopo la sconfitta subita da Garibaldi a Mentana, anche Viterbo e la sua provincia vengono abbandonate dalle Camicie Rosse. Ma il 20 Settembre 1870, il generale Cadorna marcia su Roma e dopo un breve scontro con i pontifici, attraverso la "breccia" di Porta Pia, entra in città. Il plebiscito del 2 Ottobre decide l'annessione di Roma e del Lazio al Regno d'Italia e la fine dello Stato Pontificio. I risultati di tale plebiscito a Bagnoregio sono i seguenti: iscritti 1228, votanti 975 di cui 972 "sì" e 3 "no", astenuti 253. Nel novembre successivo è eletto il nuovo consiglio comunale ed il primo sindaco di Bagnoregio, nella persona di Elìa Medori. All'indomani dell'Unità d'Italia, la situazione nazionale non si presenta rosea. La Destra, che governa il paese fino al 1876, per attuare il programma di sviluppo, impone pesanti imposte, e fra queste, la famigerata tassa sul macinato che provoca malcontento tra la popolazione, e alcune sommosse. L'economia èbasata sull'agricoltura che incancrenita dai mali passati e presenti, giace in condizioni disastrose. Viterbo è penalizzata e declassata al rango di circondario e sottoprefettura di Roma, con il pretesto di essere stata roccaforte dello Stato Pontificio e di non aver partecipato attivamente alle vicende risorgimentali. Questi sono anche gli anni del brigantaggio: una schiera di malandrini terrorizza il Viterbese e la Teverina dove "operano" anche elementi locali, quali Andrea Pecci e Martino Gocciola di Castel Cellesi e Giovanni Menichelli di Civitella D'Agliano. Il Pecci e il Gocciola sono anche gli autori del sequestro a scopo di estorsione di Cosimo Colesanti, possidente bagnorese, che frutta loro la considerevole somma di lire 13.700.
I contadini, non potendo ricavare il necessario per soddisfare i bisogni primari, lavorano a mezzadria, nei pochi latifondi presenti, o sono costretti a prendere la dura strada della Maremma. La maggior parte della popolazione sopravvive di stenti, spesso soffre la fame, si nutre di pìzza di granturco, patate e cipolla; il pane è un alimento raro.

Tuttavia, nell'ultimo scorcio di secolo (1881-1901), si verifica un aumento di popolazione di oltre 600 unità, da 3884 a 4500 anime, abbastanza considerevole sia in rapporto ai periodi precedenti che futuri. Questo fenomeno fa ritenere che in questi anni vi sia un certo sviluppo economico che favorisce la situazione interna e l'immigrazione dai paesi vicini. Infatti, oltre all'agricoltura, vi sono altre importanti attività: estrattive (cave di pietra, tufo e pozzolana), artigianali e molti uffici pubblici che incoraggiano alcuni avveduti cittadini a fondare, nel 1885, la Cassa di Risparmio di Bagnoregio (poi fusa alla Cassa di Risparmio di Viterbo, divenutane filiale nel 1929).

Il XX secolo ha inizio all'insegna della tecnica e delle invenzioni sensazionali, sulle strade di Bagnoregio incominciano a transitare le prime automobili o carrozze senza cavalli, che suscitano molta curiosità e ammirazione. I nuovi e più veloci mezzi di trasporto incontrano subito il favore della gente e, il 12 Aprile 1909, è inaugurata la prima linea automobilistica pubblica Viterbo-Bagnoregio-Orvieto della ditta I. Garbini di Viterbo. Due anni dopo giunge in città anche la corrente elettrica a rischiarare le vie cittadine e le case private. Ma, quando tutto sembrava avviato sulla strada del progresso, lo spettro della guerra si abbatte sull'Italia. Scoppia la Prima Guerra Mondiale (1915-1918). Durante il tremendo conflitto, un centinaio di giovani bagnoresi muoiono tra le montagne e i fiumi delle Alpi Orientali, altri rimangono feriti. Per onorare i valorosi soldati periti nella Grande Guerra, il 20 Agosto 1922 è eretto un monumento in bronzo (raffigurante un soldato cieco) opera dello scultore orvietano Paolo Pollidori (sostituito con l'attuale ara nel 1929) e l'anno successivo viene realizzato il' parco della Rimembranza detto "Prato" (1923).

Seguono gli anni dell'avventura fascista, il Regime sopprime tutte le istituzioni democratiche che vengono sostituite dai gerarchi del partito. Anche a Bagnoregio viene abolito il consiglio comunale e nominato Fabio Cruciani Alibrandi podestà con ampi poteri (1926-1932). Nello stesso anno (1926), in seguito al nuovo riordino amministrativo, viene soppresso il comune di Castel Cellesi e incorporato come frazione a quello di Bagnoregio. L'anno seguente anche Viterbo, staccata da Roma, acquista l'autonomia e diventa nuova provincia.

Negli anni successivi si susseguono nella carica di podestà Luigi Colesanti (1932-38), Giuseppe Rosati (1938-41); mentre Angelo Pettirossi (1941-42), Alfonso d'Amelio Guacci e Rosario Pagano (1942) sono nominati commissari prefettizi e Francesco Scaramucce (1942-43) sarà l'ultimo podestà di Bagnoregio.
Il Regime, nel quadro di una politica incentrata sulla costruzione di importanti opere pubbliche, realizza a Bagnoregio, tra gli altri i seguenti lavori: il nuovo ospedale civico di S. Antonio (1933); la ristrutturazione e l'ampliamento di Via Roma; l'ammodernamento del Palazzo Cristofori, sede dell'asilo (1937); il nuovo mattatoio (1942) e ovviamente la "casa del Fascio" (1942, Palazzo ex cinema Enal).

Ma Mussolini persegue anche una politica militarista in linea con il regime nazista di Hitler, che lo porta inevitabilmente verso la guerra, da lui stesso dichiarata il 10 giugno 1940. "Oggi alle ore 16,30 è stata dichiarata la guerra dell'Italia alla Francia e all'Inghilterra. Vedevo già nei sobborghi, mentre il treno rallentava, capannelli di gente in ascolto, udivo il noto vociare alla radio. Quando sono disceso alla stazione di S. Maria Novella, mi ha sorpreso il silenzio: un silenzio grave, quasi lugubre". (B. Tecchi, Vigilia di guerra). Nella seconda metà di settembre 1943 le truppe tedesche occupano Bagnoregio e subito si formano reparti clandestini della Resistenza. (18 ottobre) "Reparti delle S.S. tedesche sono venuti ieri con un camion da Orvieto. Ragazzotti sui vent'anni, al comando di un sott'ufficiale, mutilato da una mano. Sono venuti urlando e minacciando, hanno spianato in piazza i fucili contro la folla, rincorso uomini e donne giù per i vicoli e fin dentro una cantina, hanno sfondato le porte della caserma dei carabinieri, strappato & bandiera italiana, malmenato il ritratto del Re". (Bonaventura Tecchi, Un'estate in Campagna).
Dopo l'occupazione di Roma del 4 Giugno 1944 le forze alleate avanzano; l'8 giugno Bagnoregio viene bombardata, si hanno distruzioni e danni, tra cui una vittima. Il giorno dopo, temendo altri bombardamenti aerei, la popolazione abbandona il paese e si rifugia nelle campagne.

A causa dell'uccisione di due soldati tedeschi da parte dei Partigiani, i Tedeschi effettuano gravi rappresaglie, e sparando all'impazzata, uccidono Lorenzo Billonìo e Giuseppe De Lungo; poi appiccano il fuoco alle case.
L'l 1 giugno, alle ore 9,00, truppe alleate angloamericane si affacciano a Bagnoregio. Ai primi colpi di cannone degli alleati, risponde tutta l'artiglieria dei Tedeschi, appostata presso il Palazzone e Trucinano; inizia un nutrito fuoco di cannoni e mitragliatrici collocati a Civita e lungo il margine del paese, che guarda le due valli, da S. Francesco Vecchio al Camposanto.

Il 13 giugno, alle primissime luci del mattino, gli Alleati entrano a Bagnoregio, salendo la valle presso il convento dei Cappuccini, i Tedeschi si ritirano in direzione di Orvieto, dopo aver distrutto interi edifici fuori del quartiere di Porta Albana.

In questi giorni il questore di Roma Enrico Caruso, in fuga da Roma, è vittima di un incidente stradale e ricoverato nell'ospedale di Bagnoregio. Riconosciuto dai Partigiani tenta più volte la fuga ma gli viene impedita dal vicebrigadiere dei C.C. Vittorio Crocoli, comandante della locale stazione. Più tardi il Caruso è trasportato a Roma e fucilato.

Dopo l'ultima, accanita resistenza dei Tedeschi e gli ultimi combattimenti presso la zona di S. Francesco Vecchio e di Villa Agosti, finalmente i Tedeschi si ritirano e i primi camions degli alleati entrano a Bagnoregio, accolti da tutta la popolazione in festa.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Bagnoregio registra fra i suoi combattenti circa 20 morti (oltre le 14 vittime della popolazione civile), circa 20 feriti e 40 dispersi e prigionieri. Dalla fine della guerra in poi è storia vissuta dalla maggior parte della popolazione bagnorese, pertanto si ritiene opportuno interrompere qui il lungo cammino della storia di Bagnoregio.

Dal Libro "BAGNOREGIO" CARIVIT
Testi di Crocoli Giovan Battista
ultimo aggiornamento di
Valuta la pagina - stampa