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Il Medioevo

Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.), nel VI secolo, si assiste in Italia alla nascita dei regni romano-barbarici. Il primo quarto di secolo è dominato dalla forte personalità di Teodorico, re degli Ostrogoti, che governa la nostra regione con saggezza e cultura.
Alla morte di Teodorico assume la reggenza sua figlia Amalasunta che sposa e associa al regno il cugino Teodato (533 d.C.), il quale nel 535, la relega nella fortezza dell'isola Martana e la fa uccidere.

I Goti si insediano nella Tuscia e la difendono attraverso un sistema di capisaldi militari: tra i più importanti della zona risultano Orvieto, l'isola Martana e il Castrum di Balneum-regis (Bagnoregio).

In questo periodo Bagnoregio conosce un intenso incremento di popolazione, anche per l'abbandono di Volsinii Novi, distrutta dai barbari nel V sec.
Alla fine del VI sec. la città si erige a diocesi ed è ricordata per la prima volta con il nome di Balneum-regis, da una lettera di S. Gregorio Magno al vescovo di Chiusi, nella quale si fa il nome di Giovanni, primo vescovo di Bagnoregio. La tradizione vuole che il nome antico di Bagnoregio, si riferisca ad un impianto termale nelle cui acque un re avrebbe recuperato la salute. Si tratterebbe, però, di un re goto e non di Desiderio, re longobardo sconfitto da Carlo Magno, come viene comunemente ricordato. "Bagnoregio potrebbe pure essere stata così chiamata dai suoi bagni eccellenti (regii), probabilmente negli ultimi anni della republica o nei primi secoli dell'impero, quando i bagni erano in gran voga" (F. Macchioni). (Il nome di Bagnoregio - comprendentele contrade di Rota, Mercato e Civita - volgarizzato a partire dal XVI sec. in Bagnarea e Bagnorea, viene ripristinato nel 1922).

Alcuni ritrovamenti archeologici e studi recenti attestano l'importanza economica e militare di Bagnoregio nell'ambito dei possedimenti goti.
Seguono gli anni della restaurazione bizantina, fino a quando irrompono in Italia i Longobardi, i quali, dopo la definitiva conquista di Orvieto e di Bagnoregio ad opera di Agilulfo, nel 605, controllano gran parte del territorio della Tuscìa (Tuscia longobarda). Vi restano fino al 774, anno in cui Carlo Magno, re dei Franchi, sconfigge Desiderio, ultimo monarca longobardo, riconfermando al Papa la donazione fattagli dal padre dei territori di Orvieto, Bagnoregio, Ferento, Viterbo ed altri luoghi.
Al 774 si fa anche risalire la nascita dello stato pontificio. Numerosi reperti archeologici attestano la permanenza longobarda a Bagnoregio. In località S. Lucia (presso Pratoleva) il prof. Cagiano De Azevedo, negli anni ' 70, rinviene due case longobarde e una necropoli.

A Civita si conservano alcuni frammenti architettonici altomedioevali, probabilmente appartenuti all'antica cattedrale di S. Donato.
Nei tempi duri delle invasioni barbariche per fronteggiare le difficoltà quotidiane, si afferma un complesso fenomeno che va sotto il nome di monachesimo. Il monachesimo a Bagnoregio è attestato a partire dai primi anni del secolo IX, e vi sono le celle benedettine di S. Nicola (attuale cattedrale), S. Clemente, S. Maria de Valle, S. Salvatore, S. Valentino, S. Silvestro, S. Cristina, S. Cipriano (Vetriolo), S. Maria in Capita (La Magione).

I monaci benedettini scompaiono da Bagnoregio e dal suo territorio tra 1'XI e il XII secolo, lasciando il posto ad altri ordini religiosi.
Alla morte di Carlo Magno, le lotte fratricide che ne seguono alimentano l'egoismo e l'avidità dei signori che hanno avuto in assegnazione le terre (feudi).
La terra diviene l'unica forma di ricchezza e i suoiprodotti l'unica merce di scambio. Il feudatario stabilisce le attività agricole e le relative modalità di coltivazione: nessuno può prendere un'inziativa senza il suo consenso. Feudatari di Bagnoregio e del suo contado sono i conti Monaldeschi.

Secondo gli storici i Monaldeschi hanno origine incerta; alcuni li vogliono far discendere dai Franchi, altri dai Longobardi, altri ancora da ricchi mercanti orvietani.
Tra la fine del secolo XI e la metà del secolo XII, le profonde trasformazioni sociali portano alla costituzione di un nuovo ordinamento politico: il Comune, all'interno del quale il potere non è più esercitato da una sola persona - il feudatario - ma dai rappresentanti della media e piccola borghesia.

Con la nascita dei comuni, i feudatari perdono gran parte del loro potere, come accade ai conti di Bagnoregio (Monaldeschi) allorchè "Intorno all'anno 1150 erettasi Bagnoregio a libero comune sotto l'alta supremazia dei Papi, i due fratelli Adinolfo e Rainaldo, più frequentemente chiamato Raniero, dal nome del padre, perdutone il dominio si recarono presso Celleno per addivenire fra loro alla divisione dei beni patrimoniali ..." (G. Capocaccia).

Adinolfo, l'ultimo conte di Bagnoregio, dona nel 1161 (?) al popolo radunato sull'antica piazza di Civita, gli ultimi castelli che possiede, dopo aver abdicato e avergli riconosciuto tutti i diritti: aE Bagnoregio vestì Adinolfo, in segno d'onore, di panno rosso, color fiammante del suo vessillo".
La vita economica e sociale dei comuni è regolata da un insieme organico di norme detti statuti. Gli statuti di Bagnoregio del periodo medioevale, a noi pervenuti, sono quelli della Comunità del 1373 (pubblicato nel 1922), e delle Arti del 1400.

A partire dalla fine del XII sec. i potenti comuni di Viterbo (ghibellini) e Orvieto (guelfi) si contendono la supremazia della Tuscia; e Bagnoregio e la Teverina, per la loro particolare posizione strategica, diventano teatro di sanguinose battaglie.
I piccoli castelli, si sottomettono spontaneamente o con la forza a Viterbo e ad Orvieto, mentre le comunità maggiori sono costrette ad allearsi all'una o all'altra città. Bagnoregio si schiera con Orvieto.

Nel 1211, i Monaldeschi, famiglia aristocratica guelfa, tentano la scalata al potere della città di Orvieto ma vengono contrastati nel loro intento dai Filippeschì, ghibellini, di origine popolare.
Ha inizio un lungo periodo di lotte fra le due fazioni (ricordate anche da Dante nella Divina Commedia) e nel 1235 le milizie bagnoresi partecipano a fianco dei Monandeschi nella battaglia contro i Filippeschi.
La Cattività avignonese (1305-1377), così viene chiamata la permanenza del Papa in Francia, favorisce l'anarchia e le azioni belliche nelle terre del Patrimonio, divenute territori senza legge.

Nella seconda metà del XIII secolo i Monaldeschi consolidano il loro potere a Orvieto e nel 1303 il conte Ugolino Monaldeschi riprende anche il dominio di Bagnoregio come podestà.

Con il consenso del comune di Bagnoregio, nel 1318 la famiglia costruisce il castello della Cervara.
Durante gli eventi bellici del 1316 verificatisi nello scontro tra Viterbo ed Orvieto, i Bagnoresi ricevono consistenti aiuti in milizie e denaro dagli alleati orvietani. Tre anni più tardi la nostra città è< impoverita, fiaccata, stremata".

Tra il 1334 e il 1337 sotto la signoria di Ermanno, i Monaldeschi di Orvieto raggiungono l'apice della loro potenza. Ma alla sua morte sorgono dissidi fra i rami della stessa famiglia, ed i Cervareschi vinti (beffati) e cacciati da Orvieto si ritirano nel territorio bagnorese, occupando Civita per alcuni anni (1338).
Malattie e calamità naturali contribuiscono a rendere ancora più difficile la vita dei poveri abitanti della città. Nel 1348 infuria in tutta Europa una violenta epidemia di peste nera che anche nella nostra zona miete molte vittime tra la popolazione. A Orvieto, dove muoiono i 9/10 degli abitanti, si contano ben 500 vittime in un solo giorno. Un anno dopo un forte terremoto scuote le case e le precarie pendici delle contrade di Civita, Mercato e Rota.

In questo periodo il nostro comune raggiunge un notevole prestigio e sviluppo economico legato all'ìnfluenza che il vescovo esercita sul vasto territorio della diocesi, che si estende dal lago di Bolsena al Tevere; da Castiglione in Teverina a Viterbo e Bomarzo (antica diocesi unita a quella di Bagnoregio nel 1015). Ma nel 1369 con l'istituzione della nuova diocesi di Montefiascone, quella di Bagnoregio deve cedere i territori di Celleno, Castelfiorentino e La Magione.

Intanto i Monaldeschi, divenuti ribelli alla Chiesa, si fanno sempre più minacciosi della tranquillità e libertà comunale, finchè i Bagnoresi stanchi ed esasperati, nel 1458, assalgono e distruggono il castello della Cervara loro roccaforte e la Torricella (Vetriolo) dei Baglioni di Castel di Piero (S. Michele in Teverina).
Conclusesi infine le lotte interne ne segue un certo periodo di pace, favorita anche dalla riconciliazione tra i vari rami dei Monaldeschi (1467), nel 1494 le truppe di Carlo VIII occupano Rota. Civita che si ribella è bombardata dall'artiglieria per un giorno e una notte, poi messa a sacco con strage di molti abitanti.

Dal Libro "BAGNOREGIO" CARIVIT
Testi di Crocoli Giovan Battista

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