I PERCORSO:
BAGNOREGIO E IL SUO CENTRO STORICO
Si accede al centro storico attraverso Porta Albana, costruita nel 1589 su progetto attribuito all'architetto orvietano Ippolito Scalza. Alla destra di Porta Albana vi è l'ottocentesca chiesetta di S. Bonaventura, dalla facciata neoclassica. Anticamente, sul luogo ove oggi sorge il tempietto, vi era un'altra chiesa parrocchiale dedicata a S. Angelo. Dal momento in cui questa fu acquistata dalla Ven. Compagna di S. Bonaventura (1632), fu chiamata chiesa di S. Bonaventura. Dietro l'altare maggiore è custodita la tela raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e S. Bonaventura, eseguita dal pittore Fra Silvestro dei Carmelitani Scalzi nel 1874 in occasione del sesto centenario della morte del Santo Patrono. Il lato sud di Porta Albana è occupato dal palazzo dell'ex Ospedale S. Antonio. Si continua nella via Roma, al culmine della quale sorge Palazzo Cibo (oggi Gualterio), fatto costruire nel 1559 dall'illustre famiglia genovese e passato successivamente nelle mani di diversi proprietari per finire nel 1801 in quelle della famiglia Gualterio. Nella cappella privata del palazzo si conservano alcune preziose reliquie di S. Filippo Neri. Giunti a piazza Guglielmo Marconi, si vede il lato sud della piazza occupato dall'antico Palazzo Nobili (oggi Tecchi), iniziato a costruire nel 1757 in proprietà della famiglia Venturini di Civitella d'Agliano. Continuando per via Roma e raggiunta Piazza Cavour, al centro di essa si ammira il monumento dei caduti di tutte le guerre, inaugurato ufficialmente il 20 settembre 1922. L'originario monumento bronzeo, raffigurante un soldato nudo mutilato dagli occhi dello scultore orvietano Paolo Polidori, criticato per la sua nudità, fu sostituito nel 1928 con un'ara romana secondo il progetto redatto dall'architetto Frezzotti. Il lato sud della piazza è occupato dalla chiesa Cattedrale di S. Nicola, con facciata a due ordini, fiancheggiata a sinistra dall'Episcopio e a destra dall'alto campanile a torre. La chiesa fu eretta nel 1581 sul luogo della preesistente chiesa di S. Maria della Neve. Usciti dalla chiesa dalla chiesa, ad angolo tra corso Mazzini e piazza Alcide De Gasperi, si vede il Palazzo Boncopagni, fatto costruire dai cugini Boncompagni nel 1596, attualmente di proprietà dei Ramacci-Moretti. Sulle quattro finestre del primo piano che danno sul corso, sono incisi motti scritturali e morali. Di fronte al palazzo Boncompagni si erge Palazzo Flamini-Pastorelli, costruito nel 1650. Proseguendo lungo Corso Mazzini, al termine di esso, a destra, è il Palazzo comunale. La sede comunale fu trasferita da Civita in seguito al terremoto del 1695. Antecedentemente, L'edificio fu adibito a Palazzo di Giustizia, come dice una lapide sull'architrave del vecchio ufficio del Sindaco. Un epigrafe nella parete ad angolo con l'ingresso attesta che il 18 giugno 1922, il re Vittorio Emanuele III, ricevuta richiesta da parte del comune di Bagnoregio, autorizza il cambiamento del nome della città da Bagnorea all'antico Bagnoregio. Di fronte al palazzo comunale vi è l'ampia piazza S. Agostino, nel mezzo della quale si erge il Monumento a S. Bonaventura (1896), opera dello scultore Cesare Aureli. Nei tre riquadri sono rappresentati: la miracolosa guarigione del santo intercessione di San Francesco, la visita di San Tommaso a S. Bonaventura e infine il Santo al Concilio di Lione che auspica l'unione delle chiese d'oriente e occidente. Sul lato est della piazza prospetta la chiesa della SS. Annunziata, detta comunemente di S. Agostino per l'antico ex convento Agostiniano ad essa annesso. Nel vicino Seminario, ex convento Agostiniano da vedere il bellissimo chiostro in cotto, realizzato nel 1524 su disegno di Michele Sanmicheli, con al centro un elegante pozzo realizzato in pietra dall'architetto orvietano Ippolito Scalza (1604). Si continua nel viale Agosti a destra è la chiesa dei SS. Andrea e Bonaventura annessa al convento delle Clarisse (oggi casa di riposo), costruita nel 1734, ed oggi in fase di ristrutturazione per essere adibita ad auditorium. Proseguendo si giunge all'ex chiesa e convento dei Ven. Padri Cappuccini del 1585. Nel 1870 il convento fu chiuso e i beni passarono allo Stato. Proseguendo la strada per Civita, si raggiunge il Belvedere di S. Francesco Vecchio, da cui si può ammirare l'incantevole panorama della cittadina di Civita che affiora come isola in mezzo a un mare di calanchi, nel parco è stato innalzato un monumento con l'effige dello scrittore bagnorese Bonaventura Tecchi. Ovunque affiorano i resti dell'antico convento, fondato da S. Francesco e nel quale ricevette la prima educazione S. Bonaventura. E' tradizione che san Francesco, avendo avuto in dono dai Benedettini un antico monastero, vi fondasse un "locus" per i suoi frati, successivamente ampliato da S. Bonaventura e trasformato in vero e proprio convento. Il monastero e la chiesa annessa furono distrutti da un terremoto e dai franamenti nel 1764. Negli ambienti ricostruiti, ha sede il Centro di Studi Bonaventuriani, fondato nel 1952 da un gruppo di intellettuali bagnoresi. Nella rupe sottostante il Belvedere (versante sud), si trova la "Grotta di S. Bonaventura", ex tomba etrusca trasformata in cappella, nella quale la tradizione vuole che si recasse a pregare S. Bonaventura. Proseguendo per Civita si giunge in contrada Mercatello, una delle tre borgate di Bagnoregio, fu sede del comune e centro commerciale, perchè tutti i lunedì si svolgevano i mercati e mensilmente le ferie di merci e bestiame. Da questo antico borgo una strada alberata congiungeva la zona del belvedere a Civita; ma la notte della Befana del 1901, rovinò a valle e venne aperto l'attuale raccordo, oggi via Bonaventura Tecchi.
II PERCORSO: CIVITA DI BAGNOREGIO
Il colle tufaceo su cui sorge Civita è minato alla base dalla continua erosione di due torrentelli che scorrono nelle valli sottostanti e dall'azione delle piogge e del vento: si sta dunque sgretolando, lentamente ma inesorabilmente. Il borgo, dove resistono a vivere poche famiglie, sta franando, evaporando - si sta smarrendo: domani non sarà che un miraggio, come i sogni più belli, come Venezia (anch'essa condannata dalle acque), come tutto ciò che rivela la fragilità, l'impotenza umana. La più bella definizione di Civita è del suo figlio Bonaventura Tecchi: "la città che muore". Il destino quasi segnato del luogo, il paesaggio irreale dei calanchi argillosi che assediano il borgo, i loro colori tetri che contrastano con quelli dorati del tufo, fanno di Civita un luogo unico, solare e crepuscolare insieme, vivo o spettrale, a seconda dell'umore di chi la guarda dal precipizio del Belvedere, conclusione "aerea" - quasi - del centro storico di Bagnoregio che inizia dalla splendida porta Albana. Di fronte al Belvedere, collegata al mondo da un unico e stretto ponte di 300 metri, ecco Civita, appoggiata dolcemente su un cocuzzolo, col suo ciuffo di case medievali. Addentrandosi nell'abitato (si fa per dire: vi vivono poche persone), il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi. Più avanti la via S. Maria si apre nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato, sorta probabilmente sui resti di un tempio pagano e rimaneggiata nel XVI secolo. In essa sono custoditi uno stupendo Crocefisso ligneo quattrocentesco, della scuola di Donatello, e un affresco della scuola del Perugino. Importanti sono pure i palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni (sede dell'istituendo Museo Geologico) e le viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette "profferli", tipiche dell'architettura viterbese del medioevo. Al termine della via principale si può sostare presso la rupe orientale di Civita per ammirare lo stupendo scenario dei “ponticelli”, enormi muraglioni naturali in argilla, ultima traccia di un processo erosivo iniziato migliaia di anni fa e non ancora cessato.
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